UN LUOGO DA SCOPRIRE

Calabria, casa sempre aperta. Un arancio il tuo cuore, succo d’aurora. Calabria, rosa nel bicchiere.

Franco Constabile

DOVE SIAMO

Come arrivare

In automobile

Autostrada del Sole USCITA PIZZO CALABRO →  Tropea →  Capo Vaticano → Santa Maria di Ricadi

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Aeroporto di LAMEZIA TERME

In treno

Stazione RICADI SCALO

Nei dintorni

Tropea, arcinota per la tipica cipolla rossa, è una rinomatissima località calabrese. La parte superiore del paese è veramente particolare perché si presenta costruita su una roccia a picco sul mare ad un’altezza di circa 50 metri dal livello del mare. 

Inoltre è famosa anche per la Chiesetta dell’Isola, completamente scavata nel tufo si erge su un blocco di roccia isolato, probabilmente un tempo interamente circondato dal mare, oggi invece collegato alla terraferma tramite un lembo di spiaggia.

Spilinga deve il suo nome molto probabilmente alla presenza di grotte e caverne del proprio territorio (il toponimo Spilinga deriverebbe dal greco “Spelunga”, grotta). La più importante di queste grotte è quella della “Madonna delle Fonti” in origine una laura eremitica basiliana, che oggi è adibita a santuario, circondata da sorgenti d’acqua, meta continua di pellegrinaggi, soprattutto a Maggio, mese in cui si festeggia. La Storia è tramandata oralmente da padre in figlio, quasi come un segno di fede. Si racconta che in una cupa notte, illuminata sinistramente da lampi e rimbombante di tremendi tuoni, la Madonna apparve in sogno alla Cicireja, una mite contadina del luogo dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, invitandola a scoprire la sua statua con in braccio il bambinello Gesù. La vecchietta incredula non ritenette opportuno fare tante ricerche. Ma, quel sogno non fu altro che una predizione. La Madonna nuovamente apparve in visione alla donna, tenace credente, e poi ancora la esortò a persistere nella sua ricerca, suggerendole di far innalzare un santuario laddove le era apparsa.

A Spilinga di notevole interesse storico, oltre alle grotte, è la chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista che è stata restaurata sui resti di quella che fu rovinata dal terremoto del 1783. La struttura risale all’anno 1645. L’altra chiesa, quella di Carciadi, affidata alla protezione della Madonna della Misericordia, è stata consacrata il 4 settembre 1932. A circa due chilometri da Spilinga, sulla strada che porta a Vibo Valentia nei pressi del santuario della Madonna delle Grazie, vi è un vecchio acquedotto ad archi in pietra da taglio che sembra rievocare gli antichi acquedotti romani. Lungo il torrente “Vattinderi”, nei pressi dello stesso acquedotto, sono state ritrovate tombe di epoca romana, mentre nelle località denominate “Aramoni”, “Torre Gallo” e “Galluppi” vi sono delle Necropoli. Da visitare anche un vecchio acquedotto ad archi, in pietra da taglio, che sembra rievocare gli antichi acquedotti romani. Nel suo territorio sono state rinvenute mura perimetrali di fabbricati di età romana, ed insediamenti anacoretici medioevali (grotta di S. Leo) con affreschi bizantini.

Notissima è la ‘nduja, un salume prodotto con le parti grasse del suino, con l’aggiunta del peperoncino piccante calabrese; nel paese, l`8 agosto di ogni anno si celebra la sagra della ‘nduja.

L’altopiano del Poro si eleva sul Tirreno tra l’Angitola, il Mesima e le Serre. La sua modesta altitudine, di soli 710 slm, permette di vivere all’uomo anche nella zona più alta.

Lo differenziano dagli altri massicci Calabresi il clima mite, la variegata vegetazione e la densa popolazione distribuita in piccoli paesi. Da non perdere la visita alla chiesa della Madonna del Carmelo, festeggiata il 16 Luglio e meta di pellegrinaggi. Il Poro è celebre per i prodotti tipici tra cui spicca il formaggio pecorino.

Tra le altre bellissime località limitrofe da visitare vi sono senza dubbio le Serre, luoghi di pace e tranquillità immersi nei boschi, dove il clima è sempre fresco, anche in piena estate. La vera attrattiva di Serra, oltre ai luoghi di San Bruno, sono le bellezze naturali. Il comune è caratterizzato dalla presenza di numerose specie vegetali tra cui le più diffuse sono: il faggio, il castagno e l’abete bianco, con esemplari di piante gigantesche, secolari, che formano un manto forestale molto fitto.

Reggio Calabria è situata sulla punta dello “Stivale”, alle pendici dell’Aspromonte, al centro del Mediterraneo (dove gli studiosi collocano l’incontro di Odisseo con i mostri mitologici Scilla e Cariddi, descritti da Omero) e gode di un suggestivo panorama sulla Sicilia, sull’Etna e sulle Isole Eolie.
Reggio è al centro di un’area turistica di importanza storico-culturale, è situata al centro di una zona agricola particolarmente fertile in cui, grazie al clima mite e all’abbondanza di acque, si sviluppano le colture dell’olivo, della vite, degli agrumi e del bergamotto -agrume che rende la sua migliore qualità nel territorio reggino- divenuto per questo uno dei simboli della città.
Come per molte città del “Mare Nostrum”, nella cultura locale Reggio viene spesso identificata come il centro esatto del Mar Mediterraneo, le cui molteplici e millenarie civiltà hanno sempre influenzato e arricchito l’antichissima storia, la cultura e lo spirito dei reggini.

Reggio Calabria è sede di uno tra i più importanti musei archeologici dedicati alla Magna Grecia (dove sono custoditi i famosi Bronzi di Riace, rara testimonianza della scultura bronzea greca, divenuti tra i simboli della città).